Nel mondo dell’ortofrutta i numeri sono ovunque, ma non tutti sanno davvero usarli.
E ancora meno persone riescono a farli parlare senza piegarli a una narrazione di comodo. Elisa Macchi, direttrice di CSO Italy – Centro Servizi Ortofrutticoli, appartiene a questa seconda, rara categoria. In Radici Magazine n.4, la rubrica Facce da Radici la racconta partendo da un dettaglio che è già una dichiarazione di metodo: una fragola e un kiwi appesi al muro dietro la scrivania. Due simboli, ma soprattutto due promemoria quotidiani di un lavoro che vive di stagionalità, precisione e responsabilità verso un settore che chiede certezze più che slogan.
Macchi arriva all’ortofrutta quasi per caso, dopo un percorso nella scuola e una laurea in Statistica che le ha dato una testa profondamente logica e una certa insofferenza per l’approssimazione. Doveva essere una “stagionale dei dati”, una presenza temporanea. Invece quella campagna non è mai finita. Prima le superfici fragolicole, poi il kiwi, fino a conoscere numeri e dinamiche al punto da poterle restituire con immediatezza, senza rumore di fondo. In un comparto storicamente guidato dall’intuito e dall’esperienza individuale, il suo contributo è stato portare il vizio buono dei dati fatti bene, quelli che non cambiano a seconda di chi li guarda.
Guidare CSO Italy significa muoversi su un crinale delicato.
I soci sono oltre settanta e, nella pratica, spesso anche concorrenti. Tenere il Centro super partes non è una posizione teorica, ma un esercizio quotidiano di equilibrio. Ascoltare molto, parlare il giusto, ricordarsi che l’imparzialità non è un principio astratto ma un mestiere. Nel settore tutti chiedono numeri, ma pochi sono disposti a farci davvero i conti. Per questo Macchi continua a sostenere che servano meno racconti e più dati solidi, capaci di offrire una base comune alle decisioni. Da qui il tema ricorrente del catasto frutticolo, evocato da decenni e mai realmente realizzato, e la necessità di ricerche strutturate sui consumatori, non impressioni, non sensazioni.
C’è poi una questione di metodo personale che diventa metodo organizzativo. La puntualità, per esempio, non è un pregio accessorio ma una forma di rispetto del tempo altrui. Arrivare prima significa non farlo sprecare a nessuno, in un settore dove il tempo è una variabile critica quanto il clima. Anche questa è cultura del dato, anche se non passa da un foglio Excel. È disciplina, è ordine, è capacità di creare contesti in cui le decisioni possano essere prese meglio.
Il racconto di Radici non evita il tema del genere, ma lo affronta senza retorica. Essere donna in un settore a prevalenza maschile significa spesso dover parlare un po’ più forte, non per aggressività ma per farsi sentire. Quando le venne proposto il ruolo di direttrice, Macchi non chiese subito quanto avrebbe guadagnato. Chiese se sarebbe stata all’altezza. Una frase che dice molto di come il lavoro femminile venga ancora vissuto e di quanto margine ci sia per cambiare prospettiva. E allo stesso tempo emerge un orgoglio sobrio, quasi controcorrente, nel rivendicare una vita fatta di famiglia, cucina, amicizie e maternità vissuta senza sensi di colpa, come parte integrante di un equilibrio possibile.
Per raccontare se stessa, Elisa Macchi usa una metafora matematica: la vita come un limite che tende all’infinito. Se pensi di essere arrivata, sei già ferma. Meglio continuare a muoversi, anche solo di un millimetro. È una definizione che sembra scritta apposta per Radici, un magazine che sceglie di raccontare l’innovazione non come accelerazione forzata, ma come movimento continuo, fatto di piccoli avanzamenti, competenze silenziose e responsabilità condivise.
Con Facce da Radici, il numero 4 della rivista conferma la propria direzione editoriale: dare volto a chi lavora dietro le quinte della filiera agroalimentare, a chi tiene insieme numeri, persone e decisioni senza bisogno di protagonismi. Il profilo di Elisa Macchi non è solo una storia individuale, ma il ritratto di un settore che, per crescere davvero, ha bisogno di meno rumore e più rigore, meno pancia e più testa. E soprattutto di numeri pochi, ma buoni.
Radici N4 – Dicembre 2025
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